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«Gli amici possono forse essere in lutto mentre lo sposo è con loro?»
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| Matteo 9,14-17 |
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In quel tempo, si accostarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: “Perché, mentre noi e i farisei digiuniamo, i tuoi discepoli non digiunano?”. E Gesù disse loro: “Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto mentre lo sposo è con loro? Verranno però i giorni quando lo sposo sarà loro tolto e allora digiuneranno. Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo squarcia il vestito e si fa uno strappo peggiore. Né si mette vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si rompono gli otri e il vino si versa e gli otri van perduti. Ma si mette vino nuovo in otri nuovi, e così l’uno e gli altri si conservano”.
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Posted @ 7/5/2008 9:15:45 AM by info@unfrancescano.net |
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Il nostro corpo è come un pozzo, dove al posto dell'acqua c'è lo Spirito Santo.
Purtroppo spesso lo riempiamo di tante cose inutili e sommergiamo lo Spirito!
Svuotiamo il nostro corpo dal nostro IO e riempiamolo di Dio!

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Beati quelli che pur non avendo visto crederanno!
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 Pescara: Cattedrale di San Cetteo
Quando passo davanti alla chiesa, in cui si sono sposati, 70 anni or sono, i miei genitori, Giovanni esclama: ”Qui vi siete sposati!”. Le prime volte pensavo ce l'avesse con me e mi affannavo a dirgli che io mi ero sposata in un'altra chiesa, lontana da lì. Giovanni non obiettava, salvo poi ripetere quelle parole al passaggio successivo. “Che sia andato fuori di testa?”, mi sono chiesta, quando ho visto che le mie parole non lo facevano desistere da quella che, con il passar del tempo, è diventata una litania. Un giorno non ce l'ho fatta più e gli ho gridato in testa: ”Lo vuoi capire che qui ci si sono sposati i nonni e non io?”. “Lo so” ha risposto serafico. “ Ma tu non hai guardato i miei occhi mentre parlavo. Non vedi che sono rivolti al cielo? ”
Beati quelli che pur non avendo visto crederanno! (Gv 20,29)

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Angela da Foligno "Il Libro"
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La conoscenza di se stessi è il punto d’inizio per intraprendere la via della conoscenza di Dio. Angela da Foligno inizia così la sua “Via della Penitenza”, un percorso ben suddiviso che, in 26 passi, porta alla pienezza d’amore e alla visione del “Bene” tanto cercato e sperato. Una donna tormentata dal peccato e da un disagio interiore che attraverso il riconoscimento della sua miseria riesce ad aprirsi totalmente al sacramento della penitenza donandosi, poi, totalmente al Signore con la castità, e intraprendendo la strada della povertà sull’esempio di san Francesco. S’innamora della Croce e riconosce in essa l’unico rifugio per i peccatori e, per ispirazione, decide di percorrere la via che le permetterà di giungere ai piedi della Croce. Si spoglia di tutto “per essere più leggera e andarci nuda” e viene privata anche dell’affetto di tutti i suoi cari. Considerò un dono divino la morte della madre, del marito e dei suoi figli e pensò che da quel momento il suo cuore sarebbe rimasto in quello di Dio e quello di Dio nel suo. Inizia a comprendere e ad avvertire l’invito che il Padre gli rivolge senza esserne degna preoccupandosi, ora, di piacere esclusivamente a lui. “Gli invitati alla mensa speciale, sono quelli che vogliono conoscere chi è l’uomo buono che li ha invitati per potergli piacere…essi sanno di essere stati amati molto da Dio e se ne sentono indegni. Per scoprirlo, vanno alla croce, vi si fissano, la guardano vi conoscono l’amore”. Sperimenta così la grazia di “cercare la croce” anche se ne ricava una prima contemplazione insipida; decide, così, di intensificare la penitenza e sperimentare la vera povertà distribuendo totalmente i suoi beni “Signore ciò che sto facendo lo faccio solo per trovare te. Ti troverò quando avrò finito?”.. “Datti da fare, perché appena avrai finito tutta la trinità verrà in te”. Durante un suo pellegrinaggio verso Assisi si compie tale promessa: Lo spirito santo è in lei “Io farò in te grandi cose” e attraverso il dono “dell’amore per Dio” Angela è certa che la promessa è divenuta vera. Inizia cosi un dialogo costante, alimentato dall’amore che infiamma l’anima, desiderosa di conoscere al meglio colui che l’ha rapita, l’anima inizia ad assaporare consolazioni mai provate. L’amore per il Dio-uomo crocifisso la porta a considerare perfetta letizia tutte le tribolazioni e le pene individuando in esse grandi strumenti per la crescita, purificazione e santificazione dell’anima, un amore intenso che si prolunga e cresce con l’esperienza del Cristo eucaristico dove individua la costante offerta d’amore e il rinnovarsi del sacrificio della croce. Tutte queste consolazioni, gioie e rivelazioni che le fanno conoscere la vera passione di Cristo, la sua povertà, il dolore patito, non le fanno perdere, però, la sua dimensione, il suo essere piccola, ed è proprio questa sua umiltà, che non svanisce nemmeno quando avverte che “l’anima ha ospitato il pellegrino” che le permette di non perdere mai la giusta misura e di non sentirmi mai sicura. Con questo animo la beata riesce a sopportare grandi prove, infermità del corpo e tormenti spirituali ricavandone da essi, grazie allo scontro tra l’umiltà che mette in rilievo i nostri difetti e la superbia che martirizza e purifica l’anima alla luce della verità prodotta dall’umiltà, grande consolazione “quanto più l’anima viene abbassata, resa povera o umiliata all’estremo, tanto più viene preparata, liberata e purificata, per essere maggiormente innalzata. Proprio in questo viaggio, nelle tenebre della miseria umana, Angela trova la certezza che cercava, l’unione d’amore: “Nel Bene, che si vedeva nella tenebra, mi raccolsi tutta e diventai così certa di Dio, che ora non posso più dubitare di lui e sono sicurissima di possederlo. Nel Bene così intenso, che si vede nella tenebra, ora è stabile e sicura la mia fermissima speranza”. “Chiunque vuole conservare la grazia non deve togliere gli occhi dell’anima dalla Croce (…) la Croce è il libro della vita alla cui lettura nessuno può arrivare se non attraverso la preghiera continua” . Non smette mai di pregare, lo fa anche in vista del suo transito, rendendo grazie per i doni elargiti dalla divina bontà, e supplicando Dio Padre di concederle il beneficio di comprendere in pieno i suoi misteri e il suo amore.

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